Cronologia essenziale del liberalismo (parte 3. Il liberalismo nel ‘700)

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di RAFFAELLO MORELLI <>

2.2 – Nel ‘700, i principali eventi politico culturali.

2.2.a– Dai protagonisti liberali del ‘600 e ‘700 alla nuova crescita. Furono soprattutto le opere di Bacone, Locke, Montesquieu, Hume, Adam Smith, Beccaria, a dare inizio ad un processo storico, che ha avuto quale tratto essenziale la libertà del cittadino individuo nei suoi molti aspetti (di coscienza, di elaborazione critica, di esprimersi, di associarsi, di eleggere rappresentati per formare le leggi, di introdurre gli uguali diritti dei cittadini di fronte alla legge e di aver diritto alla proprietà).
Da quell’epoca il processo è proseguito senza interruzioni, come del resto esigeva la stessa impostazione del metodo liberale. Vale a dire l’imperniarsi sull’essere umano per farne non il centro dell’universo ma lo strumento per meglio conoscere l’ambiente vivente o no, e quindi far crescere la possibilità di procurarsi risorse in quantità sempre più alta. Che è un comportamento indispensabile al fine primario di fornire i mezzi di sussistenza ad ogni umano. Il metodo liberale non pretendeva di essere esaustivo e si prefiggeva di adeguarsi nel tempo alla realtà, senza preclusioni per nessuno, neppure per gli avversari. Tuttavia, va detto che fin da allora si presentò un problema non lieve. La difficoltà di capire – innanzitutto da parte di coloro che non riconoscevano la libertà, ma non solo da loro – che la scoperta della centralità dell’individuo e della sua libertà, era un metodo per affrontare meglio la realtà e non un sistema vecchia maniera per prescindere dalla realtà, pensando magari di potere, nelle politiche del convivere, sostituire il sogno e l’utopia umane alla ricerca delle risorse.
Va inoltre osservato che, rispetto ai primi ‘600, si era ampliato il mondo popolato da una convivenza civile, a seguito dell’insediarsi stabile nel nord America dell’emigrazione dall’Europa. Ciò determinò una marcata eterogeneità negli abitanti di quel continente, origine di una convivenza assai più fluida e cangiante che nell’Europa originaria. Nel corso dei decenni si diffusero nel “nuovo mondo” le pratiche del libero mutamento sociale, appunto perché erano assai poco radicate quelle antiche del vecchio regime.
Nell’ambito dell’Europa, le novità indotte dalla cultura inglese manifestatesi dal tardo ‘600 in poi (si pensi all’imponente diffondersi del mercantilismo, che legava l’importanza di una nazione alla sua capacità di far prevalere le esportazioni sulle importazioni, vale a dire una caratteristica commerciale), cominciarono ad estendersi anche al continente e, nel vivere i problemi di tutti i giorni, posero sempre più l’accento sulla dinamicità della scienza e dello spirito critico individuale nonché sull’attenzione ai fatti sensibili. Da qui il diffuso miglioramento delle condizioni di vita in più aspetti. In specie si rafforzarono molto in quantità e in qualità la medicina, l’igiene e il settore alimentare. Soprattutto in Inghilterra, la migliore comprensione dei modi di coltivazione dei campi e la prassi degli accorpamenti per legge, aumentò parecchio la produttività dei terreni agricoli. Inoltre, l’espansione dei domini coloniali potenziò i nuovi commerci e introdusse in Europa una serie di prodotti – non conosciuti prima o resi più reperibili – che accrebbero la varietà dei consumi alimentari.

2.2.b – L’illuminismo. Nel frattempo, a partire dalla metà del secondo decennio del XVIII secolo, in Inghilterra aveva preso forma un movimento che era una sorta di empirismo circoscritto. L’empirismo aveva negato la necessità della rivelazione divina e del creazionismo per promuovere il primato dell’attività umana, connesso allo sperimentare ed al riflettere della mente. Invece il nuovo movimento circoscrisse tale attività all’attenzione allo scoprire le leggi naturali e alla mente razionale, perché pensava fosse qui l’origine della effettiva illuminazione delle tenebre del fanatismo e della superstizione. Si chiamò illuminismo poiché rischiarava con i meccanismi della ragione, considerata lo strumento di verità, di cui ciascuno dispone senza che vi siano dei privilegiati.
Nel campo scientifico – attività svolta crescentemente in laboratori extra universitari – vennero sempre più applicate le intuizioni già sorte il secolo prima, per cui fare scienza significava occuparsi non di cosa sia la natura, bensì di come essa funzioni, e quindi capire che lo scienziato non elabora fantasiose teorie sul dover essere delle cose bensì usa lo sperimentare sulle cose per trovare leggi illustrative della natura. Anche impegnandosi in campi allora nuovi, tipo quelli della biologia o del capire se i caratteri del corpo umano sono tutti inseriti alla nascita oppure si vanno formando durante la crescita. Al tempo stesso, si irrobustì la consapevolezza che lo sperimentare i fatti reali richiedeva una tecnica adatta a farlo e quindi crebbe il rapporto bilaterale tra il conoscere e la strumentazione tecnica per sperimentare e così conoscere meglio. Nel complesso la conoscenza tendeva ad esser meno assoggettata alle eterne verità esposte nei grandi libri del passato. Oltretutto entro gli anni ’40 del XVIII secolo, si affermò definitivamente nel continente la teoria della gravitazione universale di Newton con le sue conseguenze molto ampie sull’intera vita operativa.
Sulla conoscenza c’era una cesura tra l’empirismo e l’idealismo. L’empirismo si fondava sui fatti da osservare e su cui riflettere, estendendosi nella versione liberale all’esprimersi dello spirito critico individuale tramite l’esercizio della libertà, reiterando di continuo tale procedura. L’illuminismo invece circoscriveva la sua attenzione al valorizzare il ruolo della ragione supposta univoca, inclinando verso l’impostazione cartesiana, che nel rifarsi alla concezione classica del mondo statico, era affine a quella di matrice religiosa, nonostante se ne staccasse negli aspetti più esteriori. Guardata con gli occhi delle abitudini dell’epoca, una simile valorizzazione non appariva differente nella sostanza dalla più complessa concezione empirista e dall’ancor più complessa ispirazione liberale. Ed infatti, allora e da allora, venne fatto un cesto unico di tutti questi movimenti. Però non si devono mai scordare le differenze che già si profilavano e che, seppur lentamente, emergeranno nei secoli successivi.

Claude-Nicolas Ledoux : Coup-d’œil du Theatre de Besançon

2.2.c – Gli scienziati: i Bernoulli, Buffon, Euler, Linneo. Empirismo ed illuminismo condividevano lo spirito scientifico e la conoscenza non ristretta in un piccolo ambito specialistico (in tutti quei decenni furono diverse ed importanti le opere generaliste). Furono importantissime e non di valore contingente, le opere dei molti componenti della famiglia svizzera dei Bernoulli e di tre coetanei, tutti nati nel 1707, il naturalista francese conte di Buffon, il matematico fisico svizzero Lehonard Euler e il medico svedese Linneo.
La dinastia dei Bernoulli – nel complesso quasi una dozzina di persone tutte di grande rilievo in campo matematico – operarono in Svizzera, a Basilea, a partire dalla fine del ‘600 e per l’intero ‘700, lungo tre generazioni. Pur studiosi anche di altre materie scientifiche e mediche, percorsero a fondo la matematica, in specie il calcolo differenziale e il calcolo infinitesimale applicato a vari problemi di geometria. Con svariate personalità di assoluto rilievo. Tra loro ci furono insegnanti universitari, e Johann I fu a Groningen il docente di Euler, introdusse la notazione f(x), risolse il problema della cicloide, fu il reale scopritore delle famose regole sui limiti di L’Hopital (cedute a quest’ultimo), dette il nome ad un’equazione tutt’oggi così chiamata. In seguito Johann III approfondì lo sviluppo della teoria delle probabilità. Più di loro ottennero riconoscimenti e premi nelle più prestigiose Accademie dell’Europa.
Il conte di Buffon dedicò l’intera vita a fare del Jardin des plantes di Parigi un grande centro culturale nelle scienze naturali (in funzione ancor oggi pure come fucina di studi) e scrisse il libro Storia Naturale, in cui espresse una concezione coerente della scienza fondata sulle osservazioni, sull’induzione, sulla possibilità di trarne conoscenze di leggi di tipo probabile. Dunque Buffon dava un ruolo più limitato, rispetto all’illuminismo, ai metodi classificatori rigidi (e al riguardo polemizzò con Linneo). L’importante era individuare le affinità generali, facendo raffronti ripetuti nel tempo. Ed ipotizzò che i viventi si formassero tramite l’unione di molecole organiche indistruttibili e invariabili, e che i caratteri acquisisti fossero ereditari. Buffon accettò per lungo tempo che le specie fossero immutabili, ma arrivato ai quadrupedi, giunse a supporre che nel quadro della vita l’influenza di fattori esterni rendesse possibili mutamenti. Fu il primo a percepire che forse esisteva un processo di evoluzione per le specie. E fu anche tra i primi a sostenere che l’età della Terra doveva essere più antica di quanto ritenuto allora.
Lehonard Euler (noto con il latinizzato Eulero) fu il più importante matematico puro del periodo illuminista e uno dei massimi di sempre. Si applicò con risultati decisivi in pressoché tutte le branche della matematica (analisi infinitesimale, meccanica razionale, teoria dei numeri, teoria dei grafi, astronomia), fu l’autore di poco meno di 900 pubblicazioni scientifiche, introdusse molti simboli matematici (tipo quello di sommatoria, la i per indicare i numeri immaginari, il π per indicare il pi greco) e il numero “24” per designare le ore del giorno. Vinse innumerevoli premi e visse a lungo in Russia alla Corte di Pietro il Grande e in Germania presso Federico II. La caratteristica principale di Eulero era la sua capacità di calcolo, agevolata da una memoria prodigiosa e persistente. Non a caso, il suo lascito profondo consiste appunto nell’aver mostrato l’importanza del calcolare al fine di risolvere i problemi della realtà. Ad esempio risolse il problema dei ponti di Königsberg. (l’odierna Kaliningrad sul Baltico, che presentava sette ponti di collegamento tra due isole e due aree della città), dimostrando l’impossibilità di una passeggiata che attraversasse ogni ponte una volta sola e tornasse da dove era partita. Eulero fece vedere che il mondo si conosce spiegandone i meccanismi che lo compongono. E al tempo stesso fornì uno spunto ulteriore per capire che anche le facoltà di calcolo erano enormemente differenti tra i diversi individui (e quindi che sarebbe stato importante trovare il modo di potenziarle e farne disporre a tutti).
Linneo introdusse il criterio di assegnare agli organismi viventi solo due nomi, uno per il genere e uno per la specie. Per farlo considerò primari una ristretta parte dei caratteri morfologico anatomici (tra i vegetali, gli stami e dei pistilli e in generale il sistema sessuale delle piante, per gli animali il sistema circolatorio, poi l’apparato riproduttivo, poi il sistema respiratorio, poi le articolazioni, poi l’apparato masticatorio, poi gli organi di senso, poi i tessuti che rivestono l’organismo). Seguendo tale criterio vigente tuttora, inserì l‘uomo insieme alle scimmie nell’ordine dei primati, da lui appositamente costituito. Linneo produsse mutamenti epocali nella tassonomia. Ma non applicò un’analoga capacità d’indagine in altri settori della natura e restò fautore del criterio secondo cui le specie, in quanto di origine divina, restavano immutabili.

Il magnifico orologio floreale di Linneo: scandire il tempo con i fiori

2.2. d – L’illuminismo nei vari paesi. L’illuminismo si diffuse nei paesi del continente europeo e in particolare in Francia. Qui subì l’influenza del clima transalpino, dove, quanto a modello istituzionale, era ancora in auge la monarchia assoluta tradizionale. Anzi. La prima parte del secolo e quella centrale furono dominate dal Re Sole e dal suo ministro Colbert, esponente di rilievo del mercantilismo (non a caso fautore di insediamenti francesi nelle vaste coste del Pacifico), che ottenne grandi risultati economici immediati ma attraverso il privilegiare il monopolio, cioè senza cogliere la dinamica più profonda del significato del commerciare nel rapporto con la libertà dei cittadini.
In tale clima, l’illuminismo si impegnò innanzitutto a valorizzare le conoscenze sempre più vaste che si andavano acquisendo in tutti i campi e in parallelo a svolgere un ruolo di alta consulenza presso i principi, così da renderli il più illuminati possibile. In pratica la differenza dell’illuminismo continentale con quello anglosassone si accentuò nel campo delle relazioni civili. L’illuminismo curava essenzialmente la diffusione delle nuove conoscenze (ritenendo fosse sufficiente) e lasciava indietro l’aspetto dell’approfondire le relazioni tra individui diversi e l’esercizio della loro rispettiva libertà. Una distinzione immediata ci fu ad esempio sul tema della religione. L’empirismo inglese aveva portato fin dai suoi inizi al deismo, sostenendo che la fede in Dio dipende dall’istinto di tutti gli uomini e può non contraddire la ragione e la libertà di coscienza. In sostanza il deismo è contro l’idea di rivelazione o i misteri connessi, critica le chiese tradizionali ma non è contro la religiosità in sé. Sono due concezioni non coincidenti. Si può dire che gli illuministi sono di certo empiristi e che questi ultimi vanno oltre l’illuminismo e sostengono di più il metodo del liberalismo di Locke.
Nella seconda metà del ‘700, pesò molto pure l’avvio, in specie in Inghilterra, di una primissima industrializzazione frutto delle applicazioni delle attività intellettuali di ricerca tecnica basata su considerazioni scientifiche. Così nel settore delle manifatture comparvero strumenti rivoluzionari, come i telai a tessitura automatica e le macchine a vapore, che moltiplicarono la capacità produttiva, le occasioni di lavoro e i consumi migliorando il tenore di vita della popolazione. In parallelo e su un piano differente, iniziò a pesare anche l’emergere del pensiero del grande filosofo tedesco Immanuel Kant (nato nel 1724), il quale interpretò l’illuminismo impegnandosi costantemente nel capire le condizioni del conoscere e di conseguenza nello smantellare il dogmatismo metafisico religioso imperante fino ad allora. Per Kant, tutto si basava sul capire senza pregiudizi le cose della natura e il valore degli individui nella loro realtà storica. La visione metafisico religiosa declinava ma continuava a prevalere. Specie in Germania, venne dato molto credito ad una concezione antiscientifica (il vitalismo) imperniata sull’unità della natura che dovrebbe progredire di continuo in modo deterministico.

2.2.e – L’Enciclopedia francese e la fisiocrazia. Il lascito dell’illuminismo di maggior rilievo e più noto fu l’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri pubblicata fra il 1751 e il 1772, redatta da un ampio gruppo di intellettuali quali Diderot, d‘Alembert, il conte d’Holbach, Thiry. È un’opera che pone in evidenza gli aspetti principali della nuova consapevolezza acquisita sull’importanza della tecnica, sul rivalutare la pratica della scienza, sullo staccarsi dal sapere teorico ed essere disponibili alle arti meccaniche e tecniche ed allo sviluppo dell’istruzione in ogni suo campo. Da rilevare che le tantissime voci dell’Enciclopedia diffondevano i valori propri della nascente borghesia – il lavoro, il denaro e l’intraprendere economico – contrapposti alla tradizione della nobiltà impegnata nei fatti d’arme ed aliena al mondo degli affari (simili impostazioni provocò agli Enciclopedisti molte avversioni ed ostacoli).
Le voci dell’Enciclopedia erano scritte da molti specialisti tra loro non collegati, per cui, al di là dell’intento generale, vi furono anche delle dissonanze non irrilevanti. Il caso forse più significativo fu quello di due voci del settore agricolo scritte da Quesnay, il quale sosteneva una nuova forma di economia fondata sull’agricoltura, chiamata fisiocrazia. Secondo lui, infatti, non si dovevano privilegiare le manifatture come faceva il libero mercato mercantile, bensì i prodotti della terra, ad esempio i cereali. Questo per il motivo che la ricchezza economica si crea nel momento della produzione dei beni e non quando si scambiano. La ricchezza sta nella terra, che è il capitale iniziale dal quale deriva la produzione. I protagonisti della ricchezza sono perciò i proprietari insieme con i coltivatori della terra, cioè la classe produttiva, mentre la classe sterile è composta da chi trasforma i beni in prodotti finiti o li consuma. Il diritto di voto spetta solo a chi, possedendo la terra, ne persegue gli interessi e fa quello della Nazione, laddove il mercante fa solo il proprio interesse.
Soprattutto in Francia, la fisiocrazia ebbe un periodo di grande rilievo, ma poi venne criticata a fondo da Adam Smith e declinò del tutto. Il motivo era che non attivava l’esercizio della libertà dei diversi cittadini nella suddivisione del lavoro e nello scambio delle merci. E questi due fattori della produzione erano decisivi ed irrinunciabili proprio perché mettevano in moto l’esercizio del libero spirito individuale dei cittadini. La sperimentazione sul campo dimostrò la completa validità dell’economia descritta da Smith. Più efficace e più libera, perché più aderente al cittadino in carne ed ossa.

2.2. f – Ancora progressi scientifici. Nel campo scientifico vi furono altri importanti personaggi. Inizio dal torinese Giuseppe Lodovico Lagrangia (nato nel 1736) che si dedicò fin da giovane agli studi matematici, specie alla meccanica razionale, sviluppando una corrispondenza con Eulero, al quale successe nell’Accademia delle Scienze a Berlino. Dopo un ventennio, venne chiamato a Parigi da Luigi XVI, ove restò integrandosi tanto che il suo nome si francesizzò in Joseph-Louis Lagrange, con il quale è restato universalmente noto. Celebrato sia durante la Rivoluzione che nel periodo napoleonico, fu nominato senatore e fatto Conte. Fornì contributi decisivi in meccanica analitica, introdusse il simbolo della funzione derivata, dette il nome a funzioni nonché a particolari punti spaziali e approfondì la mutua attrazione gravitazionale fra tre corpi. Lagrange mostrò che due corpi celesti in moto circolare reciproco, hanno cinque punti in una posizione esatta (detti punti lagrangiani), in cui si bilanciano le rispettive forze attrattive di gravità. Dunque, un terzo corpo assai più piccolo dei primi due, si mantiene stabile nei punti lagrangiani (concetto su cui si fonda la messa in orbita del telescopio oggi più moderno telescopio). L’illuminista Lagrange non trattò di libertà nelle relazioni umane.
Vi fu poi il cavaliere de Lamarck. Negli anni ’70 assistente di Buffon, introdusse nella classificazione delle piante la chiave di identificazione dicotomica (ancora usata). Espose diverse sue concezioni ed altri rilevanti risultati del suo lavoro, nell’Enciclopedia, specificando per la prima volta che i fenomeni vitali erano originati dalla chimica della materia vivente. Resterà noto principalmente per aver ripartito gli animali in vertebrati e invertebrati (termine introdotto da lui). Proseguirà la sua attività di rilievo, come vedremo, anche nei primi del secolo successivo con l’abbozzo di una teoria evolutiva. In chimica e fisica restò peraltro sempre attaccato a concezioni del secolo prima.
A differenza sua, il coetaneo Lavoisier, muovendo dagli studi fisici sul calore fatti con il fisico matematico Laplace, più giovane di cinque anni, in pratica avviò la termochimica. Negli anni ottanta si rivolse poi alla chimica pura e dimostrò che l’acqua era una combinazione precisa di idrogeno e di ossigeno. Dopodiché produsse una svolta epocale con tre libri, in cui attaccò apertamente la concezione flogistica dominante da decenni, avviò l’uso della nomenclatura chimica, formulò la legge sulla conservazione della materia ed espresse un nuovo modo di intendere gli elementi chimici: sia nel chiarire che la composizione chimica di un corpo era possibile individuarla solo tramite la sperimentazione effettiva, sia nello stabilire che sono invarianti in qualità e in quantità gli elementi di una trasformazione chimica. Lavoisier fu un gigante assoluto della chimica, seppure interessandosi anche di agronomia (era fisiocrate). Da notare che per oltre un decennio polemizzò sui criteri della sperimentazione con un presbitero inglese, Priestley, personaggio appassionato anche di chimica, fautore della sperimentazione diffusa alla portata di ognuno e senza la necessità di un’attrezzatura complicata, (la sua motivazione era che tutti dovevano riconoscere la verità creata da Dio). Lavoisier, che era un esponente di primo piano dell’Accademia pubblica, sosteneva invece che fossero indispensabili dati sperimentali ricavati con precisione nelle misure e disponeva delle attrezzature necessarie per seguire tale indirizzo. Non per caso, i dati avvalorarono la sua tesi.
Nel campo della fisica, della matematica e dell’astronomia, ci furono – quasi in parallelo, finché visse Lavoisier, e poi singolarmente – altrettanto importanti studi di Pierre Simon marchese di Laplace, proseguiti nell’800.

Benjamin Franklin legge una bozza della Dichiarazione di indipendenza a John Adams e a Thomas Jefferson (in piedi), in un dipinto di J.L.G. Ferris

2.2.g– Le vicende in campo civile. Il punto più alto del liberalismo settecentesco e dell’illuminismo nel settore civile, fu innanzitutto – come già accennato alla fine del paragrafo 2.1.a – si verificò nelle colonie nell’America del Nord, culturalmente assai legate all’Europa. I coloni inglesi, essendo fiscalmente sudditi inglesi, chiesero pertanto di essere rappresentati al Parlamento di Londra. Ma il governo britannico – facendo miopi calcoli economici – in pieno contrasto con la mentalità corrente perfino in patria, respinse la richiesta e in qualche anno inasprì la politica fiscale e abolì le libertà locali. Ciò costituì una solida motivazione per i già numerosi sostenitori di una più netta autonomia politica delle colonie (tra i quali già spiccava da decenni l’impegno di Benjamin Franklin, attivissimo inventore, scienziato). Nacque una ribellione armata, che divenne una guerra di liberazione e portò (il 4 luglio 1776) alla Dichiarazione di indipendenza, in cui si sanciva la forma repubblicana del nuovo paese, si affermavano i diritti naturali e inalienabili dell’uomo (vita, libertà e felicità), il principio della sovranità popolare e il diritto dei popoli alla rivoluzione e all’indipendenza. Il testo della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, poi promulgata nel 1778, afferma che “tutti gli uomini sono stati creati uguali, e che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idoneo al raggiungimento della sua sicurezza e felicità”. Nei cinque anni successivi una serie di vittorie militari dei coloni (alla fine anche con l’aiuto di Francia, Spagna e Olanda) indusse la Gran Bretagna a riconoscere i nuovi Stati Uniti creati dai coloni. Pochi anni dopo gli Stati Uniti vararono una loro Costituzione improntata ai principi liberali e illuministici.
Un decennio dopo in Francia ­– nel clima del diffondersi delle idee liberali ed illuministe espresse nella Dichiarazione di indipendenza americana – il regime di monarchia assoluta (con una società suddivisa in tre stati, nobiltà, clero e terzo stato costituito dai 9/10 della popolazione) ebbe una massiccia crisi economica che provocò diffusissime condizioni di miseria. In larga misura la causa era che da tempo il Regno spendeva parecchio di più delle entrate (la sola Corte costava il 6% delle uscite) e che i tentativi di vari ministri delle Finanze di aumentare l’imposizione fiscale distribuendola soprattutto su nobiltà e clero, non vennero mai approvati per la decisa opposizione di quei due stessi stati.
Così, a maggio 1789, il Re convocò gli Stati Generali (per la prima volta dopo 170 anni) sempre retti dalla medesima organizzazione di prima. Per cui i rappresentanti di ogni Stato venivano eletti da chi ne faceva parte localmente ma poi, negli Stati Generali, ogni Stato aveva un solo voto deciso dai rispettivi rappresentanti. Quindi permaneva il dominio stabile del duo nobiltà e clero, cosa in contrasto evidente con le idee maturate nell’ultimo secolo in più paesi sul ruolo degli individui (ruolo riconosciuto anche dalla cultura illuminista già così diffusa in Francia). Nel giro di poche settimane, venne accettata la richiesta di voto singolo di ogni eletto avanzata dal terzo Stato, ma ormai si era innescato un movimento di grandi proteste che in breve posero le premesse per una epocale rivoluzione civile (la presa della Bastiglia, il 14 luglio).
Così durante l’agosto 1789, l’Assemblea abolì tutti i privilegi feudali avviando una società autonoma di cittadini, e, alla fine del mese, su un testo preparato dal marchese di La Fayette (che aveva preso parte alla guerra per l’Indipendenza degli Stati Uniti ed era anche cittadino americano), la stessa assemblea approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che da allora sarà un riferimento per molte costituzioni europee moderne.
L’art. 1 sancisce che “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”, l’art. 2 che “Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione”, l’art.3 che “Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione”, l’art.4 che “La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla Legge”, l’art. 6 “Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla formazione della Legge. Essa deve essere uguale per tutti. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti”, l’art.10 che “nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose”, l’art.17 che “la proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previa una giusta identità”.
La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo venne controfirmata dal Re, che di lì in poi continuò ad esercitare il suo ruolo (principalmente il diritto di veto sull’Assemblea Nazionale) ma che in seguito prese a tessere trame restauratrici. Finché, quasi esattamente tre anni dopo, le trame vennero a galla, provocando il completo prevalere dei sanculotti radicali con il dissolvimento dei deputati girondini di orientamento moderato e alto e medio borghese e portando al potere i giacobini. Ciò innescò l’esaltazione egualitaria del popolo indistinto al posto del cittadino, il puntare sull’esercizio della forza (accompagnato anche dal razionalismo deterministico) più che sul dibattito delle idee e trascurando molto la maturazione civile. Nell’arco di poco più di un anno si arrivò alla più roboante demagogia egualitaria del triumvirato di Robespierre, che visse nel sangue. Ed è molto significativo che la versione ‘89 della Dichiarazione dei Diritti venne modificata. Il centro politico era divenuto l’Assemblea Legislativa ed era molto seguito il pensiero del filosofo Rousseau. Lui fece rivivere, riverniciandole, le concezioni del passato intrinsecamente anti individualista.
Rousseau sosteneva che la società era decaduta a causa dell’ineguaglianza e della proprietà, che avevano distolto i cittadini dall’alienarsi nella comunità di uguali in cui ha valore solo la volontà generale, da esercitarsi attraverso la democrazia diretta. Arrivò addirittura a valutare in modo negativo il progresso in nome dello stato di natura arcaico e appunto della volontà generale, per lui unica sovrana del mutamento. A gennaio 1793 venne decapitato il Re, nella primavera successiva venne discussa la nuova Dichiarazione dei Diritti che mutò del tutto indirizzo e superò la separazione dei poteri. L’art.3 prevedeva che “tutti gli uomini sono uguali per natura e davanti alla legge”, l‘art.4 che “la Legge è l’espressione libera e solenne della volontà generale”, l’at.6 che “la libertà ha per principio la natura, per regola la giustizia, per salvaguardia la Legge”. Un esempio della profonda svolta culturale conseguente, tocca Lavoisier. Era stato sostenitore delle riforme base dell’avvio della Rivoluzione francese. Tuttavia, venne travolto dagli sviluppi della disputa sui criteri con cui dovevano farsi gli esperimenti. La concezione del suo oppositore Priestley (cioè che ognuno avesse capacità e competenza per sperimentare e anche se privo di attrezzature adatte) dilagò negli ambienti giacobini (che vi trovavano una conferma della tesi roussaeiana loro cara della volontà generale) e così, quando presero il controllo dell’Assemblea, ghigliottinarono Lavoisier (1794), in quanto fautore della sperimentazione specialistica che esprimeva il vecchio regime.
La Dichiarazione dei Diritti del 1793 (firmata da Robespierre e che non entrò di fatto mai in vigore perché era in corso la guerra) divenne nei decenni da allora il punto di riferimento dei rivoluzionari sedicenti democratici, che hanno interpretato ed interpretano l’illuminismo in chiave illiberale. In ogni caso, il mito della rivoluzione francese si sviluppò nel successivo ventennio napoleonico (e troverà una sistemazione stabile e duratura nella profonda riforma da lui promossa della macchina dello Stato). Fu un periodo in cui nelle nazioni europee si realizzò la diffusione dei principi del 1789, peraltro con modalità particolari e con il mischiare l’attenzione al cittadino e l’aspirazione utopica al comunitarismo egualitario. Un miscuglio di cui non sempre viene percepita l’opposta natura dei componenti.
Nel frattempo, negli ultimi decenni, si era diffuso l’interesse per le società atte a commerciare anche nel lontano oriente. Tanto che l’iniziale configurazione del commercio in prevalenza individuale, prima si trasformò in vere e proprie società di capitali e poi, visti i rilevanti risultati positivi, in una politica coloniale con il subentro diretto degli Stati (in prima fila Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda, Danimarca).

2.2. h – Il saggio di Kant per la pace. Va infine segnalato che negli ultimi anni del secolo, Kant pubblicò un importante frutto illuminista, il saggio “Per la Pace perpetua”. Ebbe un grande successo fin dalla pubblicazione. Però è stato sempre equivocato profondamente.
Molto spesso viene inserito nel filone del pacifismo di tipo religioso, mentre la finalità espressa da Kant è caratteristica dell’illuminismo liberale, cioè individuare le condizioni atte a rendere possibile la pace perpetua. Il saggio muove dal principio che “nessuno Stato deve intromettersi con la forza nella costituzione e nel governo di un altro Stato”, per non violare i diritti di un popolo indipendente. Un principio da intendersi in senso bilaterale, come rispetto delle reciproche scelte. Di conseguenza, la prima condizione di una pace duratura è che “la Costituzione civile di ogni Stato deve essere repubblicana”, con ciò rifiutando il dispotismo. Perché basandosi sulla divisione dei poteri e sul dominio della legge, è necessario “l’assenso dei cittadini per decidere se la guerra debba o non debba essere fatta”, e ciò costituisce un freno alla guerra. Gli eventi di tre due secoli hanno avvalorato tale concezione, perché è stato sperimentalmente comprovato che in generale le democrazie non si fanno la guerra (appunto non è facile indurre i cittadini a deciderla). Dunque, la pace non è una scelta teorica bensì qualcosa da costruire concretamente tramite le istituzioni e i costumi civili.
Insomma, a partire da XVIII secolo, l’attenzione alle attività intellettuali – specie l’arte, la conoscenza e l’economia – è via via cresciuta, dando sempre più spazio al ruolo dell’individuo. Ciò emerge con chiarezza osservando il passato in via retrospettiva. Viceversa, nelle epoche di quel passato, la vita restò dominata dal riproporsi dell’antico sistema del modello rigido costituito dal successo a breve termine. In altre parole la consapevolezza del ruolo individuale, è emersa lenta


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