No agli orfani per decreto

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di MARIA GIGLIOLA TONIOLLO <>

L’armocromia pastello dell’inesauribile guardaroba presidenziale non riesce a raccontarla diversa sulla crudeltà e sulla ferocia verso i più deboli dell’attuale governo: l’accanimento della destra contro le Famiglie Arcobaleno, infatti, non ha limiti, nemmeno di buon senso, dato che al governo Meloni il fatto che a Padova trentasette bambini concepiti all’estero da fecondazione eterologa e nati in Italia potessero avere riconosciute anche all’anagrafe le due mamme, proprio non andava, né era tollerato il fatto che il sindaco Sergio Giordani disattendesse l’ordine governativo di non trascrivere i certificati di nascita esteri, diramato un anno fa. A gennaio 2023, infatti, il campione di umanità e di cultura, nonché Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva fatto partire una circolare che invitava tutti i sindaci ainterrompere la registrazione degli atti di nascitadi bimbi con due mamme, quindi non soltanto quelli relativi a bimbi avuti con la tanto deprecata gravidanza per altri. Si invitavano peraltro le procure a darsi un buon daffare nell’intraprendere azioni per impugnare gli atti di nascita. La prefettura di Milano era stata una delle più solerti e non solo a mandare avvisi ai sindaci, ma anche a inviare solleciti alla procura, affinché si sbrigasse nella virtuosa opera dell’impugnazione.

E così, il Ministero dell’Interno in un momento in cui ci sarebbe da pensare a ben altro, si è preso la briga di impugnare le sentenze con cui il Tribunale di Padova un paio di settimane prima aveva dato, anche un po’ inaspettatamente, ragione alle coppie omogenitoriali rigettando i ricorsi sollevati dalla Procura contro la registrazione all’anagrafe sia della madre biologica che di quella intenzionale, fottendosene, il Ministero dell’Interno, di un pronunciamento che in un quadro giuridico “deve tutelare l’interesse prevalente del bambino” a vivere “in una relazione stabile”, anche in mancanza del legame biologico con i genitori. A gentile richiesta Piantedosi la terza sezione civile della Corte d’appello di Venezia dovrà quindi nuovamente decidere se considerare validi o meno questi atti di nascita.

“È impressionante tanto attivismo da parte di ministero, di prefetture e di procure”, sostiene l’avvocato Michele Giarratano, attivista e componente del team di Famiglie Arcobaleno, “neanche ci si riferisse a fenomeni che mettono in chissà quale rischio la sicurezza dei cittadini e della nazione”. Il sospetto è che ci sia una volontà secca di colpire proprio le famiglie omogenitoriali tanto più che le procure si sono svegliate tutte insieme dall’ottobre del 2022, cioè da quando è al governo l’attuale maggioranza. “Io credo che il problema sia a monte”, sostiene Giarratano, “riguarda il fenomeno stesso dell’omogenitorialità, che a qualcuno non piace” e che ci sia qualcosa di morbosamente pretestuoso lo si comprende anche dalle continue sbavature del dibattito sulla gestazione per altri.

Sulla questione della registrazione degli atti di nascita si insiste, quando va bene, a contrapporre l’istituto dell’adozione in casi speciali, scelta oggi obbligata e del tutto diversa dal riconoscimento anagrafico alla nascita: si costringe di fatto una madre o un padre ad adottare il proprio figlio attraverso un percorso lungo, logorante, costoso la cui durata dipende dai tribunali, la media di attesa operosa è di un anno, un anno e mezzo e a volte, come nel caso del Tribunale per i Minorenni di Milano, anche due anni e mezzo, tre. Si paga un avvocato, si impegna molto del proprio tempo… per non parlare del piano emotivo: tutto passa ai servizi sociali che sono tenuti visite domestiche, ad analizzare, giudicare per fare relazioni, ci sono udienze da seguire…

Rachele Scarpa, deputata del Pd, sostiene che “Sono i bambini più perseguitati d’Italia, i figli delle mamme arcobaleno padovane, contro cui continua a consumarsi la guerra ideologica del governo”. “Bambini e bambine trattati come oggetti, con un cinismo che ha davvero del sorprendente. È una politica cattiva, questa che si accanisce contro l’esistenza tranquilla di alcune famiglie vere, in carne ossa, già esistenti, solo per dimostrare che solo la sua idea astratta di famiglia tradizionale è concessa”.

La direttiva stabilita dalla circolare Piantedosi è l’atto esecutivo di un governo che ha deciso di sfruttare a fini propagandistici il vuoto legislativo in materia di diritto familiare e parentale per le coppie omosessuali, un vuoto legislativo le cui responsabilità restano storicamente a tutto l’arco parlamentare, da sinistra a destra e in ogni caso quel che sta facendo il Governo Meloni è modellare l’attuale fragilità giuridica delle coppie omosessuali italiane e dei loro figli, ai propri tornaconti di sopravvivenza politica. La classe politica italiana persiste oggi più che mai in scelte ideologiche contro la formazione di nuove famiglie, anche non tradizionali, senza contare l’incapacità di nobilitare l’immigrazione come arricchimento sia culturale che demografico. La politica reazionaria del Governo Meloni definisce modelli superiori ad altri, quello dell’estrema destra italiana è un approccio ideologico e miope: in mancanza di capacità di governare il Paese su fronti di interesse generale la propaganda si esercita in quel che può e che le riesce meglio: scagliarsi contro le minoranze, per agitare il pugno duro di una politica reazionaria.

La circolare Piantedosi era chiaramente finalizzata a una ridefinizione dello status di madre, assegnando tale status solo alle madri biologiche mentre ci sarebbe una mamma “secondaria“, perché per il legislatore non ha partecipato agli aspetti biologici della venuta al mondo, e quindi non ha diritto ad essere genitore per legge. Uno dei più autorevoli quotidiani al mondo, l’inglese “The Guardian”, ha definito i figli delle coppie omogenitoriali italiane “Orfani per decreto“.

Nonostante questa destra agiti il pugno duro, l’Italia arcobaleno e i suoi alleati resistono. “A fronte di una persistente inerzia legislativa la Corte non può rinunciare al proprio ruolo di garanzia, che include anche il compito di accertare e dichiarare i diritti fondamentali reclamati da una ‘coscienza sociale’ in costante evoluzione”. È stato il Presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera a ricordarlo nel corso della Relazione sulle Attività della Corte nel 2023, di fronte al Presidente Sergio Mattarella. Lo ha fatto in riferimento a due temi su cui il parlamento italiano si ostina a non legiferare: il fine vita e i figli delle coppie omogenitoriali. “Il silenzio del legislatore – ha ricordato Barbera – sta portando, nel primo caso, a numerose supplenze delle assemblee regionali; nel secondo caso, al disordinato e contraddittorio intervento dei Sindaci preposti ai registri dell’anagrafe”.

La Consulta ha sottolineato l’inadeguatezza della norma sulle adozioni in casi particolari a tutelare pienamente i diritti fondamentali di quei bambini, a partire da quello all’identità personale. E il Parlamento che fa? Il Senato, è impegnato a mandare in porto il disegno di legge Varchi, già approvato alla Camera lo scorso anno: una oscenità giuridica che vorrebbe introdurre la categoria di “reato universale” per la gestazione per altri fatta all’estero da coppie italiani. Una previsione impossibile, contraria al diritto internazionale destinata ad essere cancellata dalla stessa Corte Costituzionale ma utile, intanto, a far rumore contro eguaglianza e autodeterminazione. Giorgia Meloni e i suoi accoliti coprono l’inefficienza sul piano della politica economica e delle politiche sociali costruendo nemici, incuranti essi siano diritti dei più fragili.


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